A poco più di due mesi dalla firma del primo Contratto integrativo aziendale di McDonald’s Italia Srl, applicato ai circa 4mila dipendenti diretti della Company, l’accordo sottoscritto con UGL Terziario e le altre organizzazioni sindacali, troverà applicazione anche per le lavoratrici e i lavoratori alle dipendenze dei licenziatari che hanno firmato il CIA per adesione, avviando così un percorso di progressiva uniformazione delle condizioni di lavoro sotto lo stesso marchio.
L’accordo riguarda, allo stato attuale, oltre 14.000 lavoratrici e lavoratori impiegati dai 50 licenziatari aderenti, su un bacino complessivo di circa 38.000 addetti occupati nel sistema McDonald’s in Italia.
“Firmare il contratto integrativo McDonald’s sia con la Company che con i licenziatari che hanno aderito, è solo un inizio: sarà fondamentale continuare ad ascoltare i lavoratori per le loro esigenze, migliorando sempre di più le condizioni di lavoro”, dichiara Silvia Olivari, componente della segreteria nazionale UGL Terziario e responsabile coordinamento PPEE.
Il modello di business incentrato sul franchising, adottato dalla quasi totalità delle società del fast-food in Italia e nel mondo, rappresenta infatti un ostacolo strutturale al miglioramento delle condizioni di lavoro, a causa della frammentazione che genera tra le lavoratrici e i lavoratori. Per questo, l’obiettivo di UGL Terziario è quello di estendere, entro il 2026, l’applicazione del Contratto integrativo anche alle lavoratrici e ai lavoratori dei licenziatari che non hanno ancora aderito.
“Si tratta di un impegno concreto e progressivo – conclude Olivari – orientato al miglioramento delle condizioni di lavoro, per renderle più giuste ed eque, intervenendo su salario, organizzazione dei turni, conciliazione tra vita privata e lavoro e sull’aumento degli orari per i contratti part-time. Il risultato raggiunto rappresenta un primo passo importante e un possibile modello per la diffusione della contrattazione integrativa nel sistema del franchising”.